Emigrare

Si avvicina il Natale, il secondo qui a Praga. Un’anno fa ancora non pensavo che sarei rimasto qui così a lungo.

Una delle prime cose che ho dovuto abbandonare sono state le attività con il mio gruppo Scout, l’Avellino 1°. Non è stato facile lasciare quel mondo che aveva segnato oltre metà della mia vita, ma era giunto il momento di fare delle scelte, e poi, in fondo, quando sono partito, dovevano essere cinque mesi e basta. Eppure dopo un’anno e 4 mesi eccomi ancora qui a Praga, a oltre 1000 Km da casa, dagli amici, dai miei ragazzi del gruppo Scout, insomma dalla mia vita.

Qualcuno, un po’ tempo fa mi ha accusato di aver fatto la scelta più facile, quella di andarmene invece di restare ad Avellino e cercare di costruire qualcosa nella mia terra. Evidentemente non sa cosa vuol dire emigrare e in queste giornate natalizie, e dopo averlo provato fino in fondo non più tardi di un paio di settimane proverò a spiegarglielo.

Una volta emigrare voleva dire partire per un lungo viaggio in nave o treno, con scarse possibilità di ritorno, per sfuggire alla situazione di povertà del proprio luogo di origine, partendo spesso con una valigia di cartone piena di tante speranze e poco più, senza conoscere neanche la lingua del posto dove si era diretti, tagliando quasi completamente i rapporti con il proprio luogo di origine.

Oggi è diverso, si parte in aereo e le valige non sono più di cartone.

Battute a parte è di sicuro più semplice emigrare oggi, soprattutto se si parte con una laurea e conoscendo l’inglese, ma le difficoltà ci sono lo stesso. Innanzitutto, nonostante internet, facebook e tutti i mezzi di comunicazione di oggi, comunque si finisce col perdere molto dei rapporti costruiti nel proprio paese, le distanze contano, e per quanto ogni volta che si riesce a tornare a casa ci si incontri, si perdono molti dei momenti importanti della vita delle persone a cui siamo legati e questo forzatamente finisce con l’allentare i rapporti, perché non basta scriversi su facebook per restare in contatto!

Bisogna anche tenere conto del fatto che spesso e volentieri quando si parte si lascia delle persone che non si può essere certi di ritrovare la volta successiva, come ad esempio i nostri nonni, ed è una sensazione bruttissima sapere che una persona sta male e non poter tornare, perché non si ha tempo e soprattutto non ci si può permettere il volo, ed è brutto anche il dover essere felici perché con un enorme sacrificio si è riuscita a salutare un’ultima volta una  nonna da viva, ma poi non si è potuti andare al funerale, a condividere il proprio dolore con altri, e invece dover restare da soli nella propria stanza con il proprio dolore, senza altra possibilità che sentire per telefono le altre persone vicine.

La vita all’estero non è poi tutta rose e fiori, certo si ha un lavoro e la propria indipendenza, e questo ti da la forza di continuare a resistere nonostante tutto, ma è anche vero che si vive in un ambiente in cui a volte non si parla neanche la lingua locale (certo con l’inglese ci se la cava ma non è mai la stessa cosa), le persone spesso hanno modi di vivere completamente diverse dai nostri e spesso difficilmente compatibili, e spesso anche il meteo ci è avverso.

Si può contare solo sulle persone che si conoscono sul posto sperando che tra queste esca almeno un buon amico o amica con cui condividere le difficoltà ed i momenti belli, cercando di unire le proprie solitudini per essere un po meno soli. Io questa fortuna la ho avuta e per questo posso essere contento, ed anche per questo sono ancora qui.

Insomma, vivere all’estero non è di sicuro la scelta più facile, ma neanche la più difficile, è semplicemente una scelta e la si può giudicare solo sulla base delle proprie forze. Quando sono partito il 27 Agosto del 2012 non avrei mai creduto di avere la forza di restare fino ad ora e di scegliere anche di restare oltre, ora lo so e so quello che sono in grado di fare.

Mai come in questo momento mi sembra appropriato il saluto della Branca R/S,

Buona Strada

P.S.: questo articolo, da buon emigrante lo ho scritto in 4 mesi in 5 città e tre stati diversi, prossimamente vi aggiornerò anche su questi viaggi, quindi scusate se qualche volta non è propriamente chiaro.

Una risposta a “Emigrare”

Rispondi