I mille volti di una realtà

È passato già quasi un mese da quando sono a praga e forse avrei dovuto scrivere prima questo post, ma se lo avessi fatto avrebbe contenuto i normali racconti di un turista a Praga, vi avrei potuto dire che la prima cosa che colpisce di questa città (dopo il freddo si intende) sono i colori, tantissimi, tanti che uno non si aspetterebbe in una città così a nord (chissà poi perchè abbiamo questa idea di un nord cupo e gelato).

 

Invece no, in questo modo posso raccontarvi le mie esperienze di “residente” a Praga. Questa città è indubbiamente bellissima, e va visitata a piedi o al massimo in tram, per coglierne le diverse sfumature, per scoprire un bellissimo palazzo o chiesa o sinagoga in una traversa, quando meno te lo aspettavi.

Però, stavate aspettando un però ed eccolo qui, una cosa che colpisce dopo un po è la invadente presenza delle catene occidentali (in particolare quelle di Fast Food, ma non solo) che colonizzano ogni angolo della città. Se avete voglia di un caffè da St******ks o di un panino da Mc*****ds state certi che entro pochi passi ne incontrerete uno. E poi ovunque immensi centri commerciali. Pensate che il palazzo dal quale fu annunciata la fine del comunismo in Cecolovacchia, in piazza San Venceslao è ora la sede di una grande catena di cibo e vestiti inglese.

Quando poi entrate nei supermercati o girate per le strade scoprite una povertà dilagante, che non può non lasciarvi il segno, gente di ogni età che rovista nei secchi della spazzatura per cercare le bottiglie di bibite per berne gli ultimi sorsi e darle come resi in alcuni supermercati per pochi centesimi, che cerca avanzi di cibo perché non ha altro, ma senza arrivare a questi eccessi gente che va in questi grandi supermercati e acquista solo un ceppo di insalata in offerta, una mela e una banana. Queste sono cose che mi hanno veramente fatto capire quanto io sia fortunato.

Per quanto riguarda il lavoro, a parte il fatto che lavoro in un posto bellissimo, ci sono ovviamente gli alti e bassi di iniziare un lavoro nuovo nel quale ovviamente non puoi aspettarti subito di fare quello che ti piace ma ti devi un po adeguare, il che sommato al fatto che qui sono solo e non ho con chi sfogare i momenti di frustrazione ha portato a momenti quasi di depressione, superati grazie al duro intervento di mio fratello ed a mia madre che non smetterò mai di ringraziare e ad alcuni amici che con poche parole su facebook sono riusciti ad essermi vicini.

E questa è un’altra cosa che ho scoperto, e mi dispace dirlo, che tra i tanti (pochissimi in realtà) amici che ho, c’è chi è sempre disponibile a darti una buona parola senza bisogno che gliela chiedi e chi invece  quando le cose gli vanno male vuole parlartene e cerca la tua disponibilità, ma quando le cose vanno male a me spariscono senza neanche più salutare. Se qualcuno si è offeso problemi suoi, io ho capito che le cose è meglio dirle che tenersele. Chi ha orecchie per intendere intenda.

Mi sono dilungato anche troppo, godetevi la galleria di immagini in attesa di prossimi post.

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