L’urlo liberatore

Stamattina, con uno speranzoso raggio di sole, mi sono recato a fare la seconda parte del colloquio, e anche qui stendiamo un velo pietoso. Per consolarmi allora ho deciso di andare in uno dei posti di questa città che preferisco, insieme a Trafalgar Square, ovvero Greenwich.
Sono salito fino a sopra il Royal Observatory e a differenza dell’ultima volta ho fatto il giro sia dell’osservatorio che del planetario e il giro è stato un duro colpo, prima tutti quegli orologi, poi un cielo pieno di stelle come quasi mai lo ho visto e quando sono uscito sulla piazzetta con Londra ai miei piedi avrei voluto urlare e nella mia testa lo ho fatto ed è liberatorio allo stesso modo, perché sembra che il cervello non sia in grado di distinguere tra una emozione ricordata ed una solo immaginata, se la riusciamo ad immaginare molto vividamente.

Panorama di Londra dal Royal Observatory di greenwich
Volete sapere cosa c’era in quell’urlo? E questa volta voglio accontentarvi. C’erano tutte le volte che avrei voluto fare qualcosa, ma poi ho abbandonato per paura o pigrizia, o meglio c’era il rimpianto di non averlo fatto, il rimpianto di non essere andato negli stati uniti con i miei genitori, quando ancora potevo, il rimpianto di non aver fatto abbastanza per far vedere a mio padre che ho trovato una strada (e ancora ce ne vuole tanto), il rimpianto di non aver detto ad una persona quello che provavo per lei, prima che facesse altre scelte, il rimpianto di aver abbandonato il sogno della carriera universitaria e tante altre cose che mentre scrivo non mi vengono facili da scrivere come le lacrime.
Spesso diciamo che è meglio rimpiangere quello che si è fatto che quello che non si è fatto, ma non ci rendiamo conto di quanto sia vero fino a quando non è troppo tardi per tornare indietro. Io l’unica volta che non mi sono fatto vincere dalla paura ho vissuto una delle più belle esperienze della mia vita, le quattro settimane di studio a Londra all’inizio di quest’anno, ma quando sono tornato a casa tutto è tornato alla normalità, per questo voglio scappare, per poter essere di nuovo un po più coraggioso.
Londra è ancora troppo vicina, e allora Praga perché è capitata sulla strada o l’Australia. Ma Sidney sarà abbastanza lontana per fuggire da me stesso e dalla paura che mi fa perdere opportunità, anche perché le persone vedono (parlo di chi fa i colloqui di lavoro) solo una persona spaventata, non una persona con delle grosse capacità (e non solo di stomaco)?
Vi prometto che dal prossimo post tornerò al mio normale buonumore e allegria, ma i momenti di sconforto capitano a tutti e forse se non fossi a 3000km da casa non troverei neanche il coraggio di scriverlo.
Chi è arrivato fino a questo punto vuol dire che almeno un po mi è amico/a e per questo lo/a ringrazio/a tanto, tutti prima o poi abbiamo bisogno gi una spalla su cui piangere, e quando se ne hanno poche come me non se ne vorrebbe perdere nessuna, siete preziosi tutti. Grazie

Una risposta a “L’urlo liberatore”


  1. Diverse realtà, gente nuova, altri luoghi spesso aiutano a conoscersi meglio , a verificare tante cose di sé e degli altri, ad acquistare fiducia nelle proprie capacità e forze. il confronto con il mondo, quello esterno e quello interno arricchisce , ma solo se si tiene lo sguardo rivolto al futuro se ci si rafforza nei propri sogni e nelle proprie speranze.
    Il passato con tutto quello che siamo stati in grado di affrontare , come tutto ciò che non abbiamo vissuto, afferrato, voluto per fragilità e paura non deve mai diventare un macigno che opprime, anche se tante volte ritorna nel cuore e nella mente con queste fattezze, ma la spinta e la chiarezza a non ripetere gli stessi errori.
    E’ facile dichiararlo , ma il percorso per affermarlo e farne un modus vivendi è lungo e faticoso. Gli affetti, la sensibilità personale, la cuiltura e la capacità di accettarsi con le proprie fragilità aiutano moltissimo in questo percorso.
    Ti voglio bene e so che hai avviato già il tuo cammino…
    ciao, un bacio!…

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